Seno
vero o seno rifatto?
fonte:
“OGGI” del 26 marzo 1997
IL SENO “NUOVO” E’ PIU’ BELLO SE NON STONA CON IL
CORPO
“Se siete minute non chiedete a tutti i costi un petto da
maggiorate”, spiega il dottor Fasulo - “E non abbiate paura del
silicone: non dà alcun problema” – “Con un bravo medico, le
cicatrici restano invisibili” – I vantaggi e i rischi del ritocco
più desiderato.
Morbido
e burroso come quello della Marini o etnico e “mediterraneo” come
quello della Cucinotta? Comunque alto, bello e sodo. Almeno una “terza”
come misura ideale, sexy e procace quanto basta per affacciarsi con
disinvoltura da ogni décolté. E non importa se straripa
dalla classica coppa di champagne! L’importante è che seduca,
che attiri gli sguardi come una calamita e che riesca a sfidare la
famigerata forza di gravità.
Quante
Italiane sognano un seno da star? E quante, per contrastarne la
“discesa libera” sono disposte a ricorrere al bisturi del chirurgo
estetico? Tante, per non dire forse tutte. Anche se l’operazione, tra
polemiche sul silicone sì o no e sulle dive più o meno
gonfiate e “innaturali”, resta ancora avvolta in un velo di mistero.
Per capire di che si tratta i siamo rivolti al chirurgo estetico
milanese Fabio Claudio Fasulo, specialista in microchirurgia presso
l’Istituto medico Quadronno di Milano e Consigliere direttivo della
Società di chirurgia estetica italiana.
Tre
tipi di intervento. Molti pensano che aumentare il seno con una
protesi, quella che chiamiamo “mastoplastica additiva”, sia l’unica
correzione estetica possibile”, esordisce il dottor Fasulo. “In
realtà il seno non dev’esser necessariamente”gonfiato” di
volume, perché ci sono donne che hanno solo il problema di
contrastarne la perdita di tono e conseguente “caduta libera. Altre che
hanno un seno anche troppo abbondante, ma rilasciato. Tre situazioni
diverse che vanno risolte con interventi diversi. Per i seni troppo
piccoli c’è la “mastoplastica additiva” con la quale il chirurgo
inserisce una protesi nella tasca naturale che si crea tra la ghiandola
mammaria e il piano muscolare sottostante.
Per il seno cascante
c’è l’intervento detto di “mastopessi” che ha il compito di
riposizionare le mammelle su un punto più alto. Per chi infine ha
un seno debordante c’è la mastoplastica riduttiva” che prevede
un rimodellamento totale: si riduceil volume del seno asportandone
delle sezioni , si taglia la cute in eccesso e si riportano in alto le
mammelle che appaiono più piccole ma anche più sode: u
lavoro di sartoria finissimo: occorre senso estetico e grande
esperienza per scongiurare il rischio di creare delle asimmetrie, e
talora non basta, perché bisogna fare i conti con le risposte
proprie della paziente”.
Mettere
la protesi è più facile. <Tra le varie tecniche,
l’inserzione di una protesi è la più semplice (Un’ora di
intervento contro le tre-cinque ore delle altre tecniche) e offre la
possibilità di scegliere diverse soluzioni.
![[www.quadronno.info home page]](pictures/fasulo-fabio-claudio-seno-2.jpg)
In base alla forma
del proprio seno è infatti possibile scegliere una protesi di un
materiale o di un altro, con un volume ragionevole o d maggiorata
(sì, anche una “sesta”!) e con un profilo alto, basso o
intermedio a seconda che si voglia un seno più apuntito o
più rotndo, più a “pera” e così via>.
In
armonia con il resto del corpo. <Insomma, si cerca di creare delle
linee armoniche, aggraziate, che non stonino con il resto del corpo.
Anche se a volte, con la paziente, è una vera lotta: c’è
chi è alta un metro e cinquanta e arriva in studio con la foto di
Wendy Windham e chi, oltre ad aumentare il seno di tre misure,
pretende capezzoli a punta che non ha mai avuto….E allora lì sta
alla pazienza e alla correttezza del chirurgo far capire che il tipo
di protesi va scelta in base alla conformazione del seno e del torace,
all’ampiezza delle spalle, all’altezza e alla corporatura, e che non si
può chiedere l’impossibile. Il lavoro deve essere fatto su
misura, ma tutto deve risultare estremamente naturale. Nulla deve
tradire la mano del chirurgo, incutere il sospetto di
artificiosità. Altrimenti ha poco senso>.
Il
problema cicatrici. Chi pensa quindi di andare dal chirurgo come dal
salumiere, e ordinare un toti di questo e di quello, deve ricredersi.
Non solo perché il seno “nuovo” va inserito nel contesto di tutta
la silhouette, ma perché occorre fare i conti col problema
delle cicatrici. Poblema che molte donne, chissà perché,
si dimenticano, come se per “gonfiare”, ridurre e rassodare non fosse
necessario incidere con il bisturi. <E’ vero>, continua Fasulo,
<in alcuni casi le cicatrici sono praticamente invisibili,
riconoscibili soltanto da un occhio clinico o alla lente di
ingrandimento. Per la mastoplastica additiva, per esempio, la protesi
viene introdotta tramite una piccola incisione (3-4 centimetri al
massimo) a mezzaluna lungo il bordo inferiore dell’areola mammaria.
Pensiamo al capezzolo come a u orologi: ecco l’incisione va dalle ore
tre ale 7-9 ed è sottile come un filo di seta. Attraverso questo
piccolo passaggio il chirurgo riesce a comprimere con le dita la
protesi ome se fosse un palloncino sgonfio e a inserirla nella tasca
sotto la ghiandola mammaria in modo da “sbalzarla” in fuori. Una volta
cicatrizzata, l’incisione resta invisibile, ben. mimetizzata nel
contorno del capezzolo, anche perché i punti sono tutti
interni. Diverso è il discorso della mastopessi e della
mastoplastica riduttiva, che danno del filo da torcere ai maghi
estetici di tutto il mondo perché lasciano cicatrici, talora
vistose, dovute più alla reazione dell’organismo che non
all’abilità del chirurgo. Questo va detto e spiega perché
le donne tentate dall’idea di tirar su il seno o di ridurlo siano
relativamente poche. Purtroppo nei casi sfavorevoli non c’è
trattamento in grado di cancellare le cicatrici e allora bisogna
valutare bene quanto i gioco vale la candela.
Silicone
il più collaudato. <Esistono diversi tipi di protesi> ,
spiega il dott. Fasul. <Tutte si presentano come dei morbidi
sacchetti di varie dimensioni con un involucro, un guscio di silicone
medicale. Ciò che cambia è il contenuto. Le protesi in gel
di silicone impiegate ormai da oltre trent’anni sono le più
naturali al tatto. Hanno subìto negli ltimi anni numerose
modifiche tra le quali l’aumento dello spessore della parete (è
quasi impossibile romperle) e la “testurizzazione” (una sorta di
rugosità che le rende più accette all’organismo.
Hidrogel
e olio di soia. Le nuove protesi all’olio di soia hanno il vantaggio di
essere completaente trasparenti ai raggi X, e quindi di permettere ogni
tipo di radiografia. Lo stesso vale per quelle all’hidrogel, una
soluzione zuccherina. Questi ultimi due tipi di protesi hanno un altro
vantaggio: nel caso in cui l’involucro si rompa o lasci trasudare
piccole quantità di liquido, i tessuti vengono a contato con
sostanze naturali, riassorbibili senza danno. Va detto che la rottura
di una delle protesi che si usano attualmente è un fatto davvero
raro. Neppure le protesi all’olio di soia o all’hidrogel, comunque,
riescono a eguagliare la morbidezza e la “plasmabilita” di quelle al
gel di silicone, e rimangono lievemente meno naturali al tatto. Ma si
tratta di una differenza minima, captabile solo dal chirurgo estetico,
non dal marito.
Le
protesi a soluzione salina <Meno consigliabili invece le protesi
riempite di una soluzione di acqua e sali , recentemene tornate di moda
per quegli aumenti di seno che il chirurgo volesse eseguire attraverso
un’incisione “sopra ombelicale” in endoscopia. Queste protesi infatti
presentano diversi inconvenienti: rumore di sciaquio, rigidità
al tatto, peso notevole>.
L’intervento
<Qualunque sia la protesi scelta> prosegue il dottor fasulo,
<l’intervento e il decorso postoperatorio son identici: in genere si
opera in anestesia generale, anche in qualificati day-hospital. Al
risveglio la paziente avverte tensione e gonfiore al senso; per meglio
modellare il lavoro svolto il chirurgo esegue un bendaggio elastico che
forma una specie di reggiseno contenitivo da “indossare” per una
settimana. I punti in genere vengono tolti all’ottavo giorno. Dopo si
indossa per un mesetto un reggiseno sportivo a spalline larghe e a
fascia alta per meglio sostenere il nuovo seno.
Attente
al sole <Dopo l’intervento è vietato prendere il sole in
topless per due mesi perché i raggi ultravioletti potrebbero
interferire col processo di cicatrizzazione; nessun problema invece col
bikini. E’ importante che la paziente esegua tutti i giorni per qualche
mese un automassaggio manuale, per un rendere le protesi morbide e
scongiurare l’aspetto fisso, innaturale>.
Le
contrindicazioni <Bisogna sempre operare su pazienti sane, che non
presentino al momento alcun tipo di infezione, anche banale>, precisa
il dottor Fasulo. <Vi sono poi alcune malattie che rendono
controindicato in assoluto l’intervento: il Lupus eritematoso, la
sclerodermia e anche un diabete difficile da bilanciare con le terapie;
o anche pazienti che abbiano manifestato particolare sensibilità
e reazioni a corpi estranei. Esistono poi delle controindicazioni
psicologiche: pazienti ansiose che temono di ammalarsi da un momento
all’altro, o dalla personalità immatura che vogliono aumentare
il seno per copiare l’amica o accontentare il marito. Niente di
più sbagliato: l’inervento si deve fare per se stesse, per un
desiderio personale ben maturato>.
Non
c’è rischio di cancro: <Sul silicone si è detto tutto
e il contrario di tutto. Trascinato più volte sul banco degli
imputati, si è sempre salvato in appello dimostrando agli occhi
del mondo la sua innocenza. Mentre gli studi continuano sia negli Stati
Uniti sia in Europa, pare ormai definitivamente assolto dalla pesante
accusa di provocare il cancro della mammella. A pronunciare la
soluzione definitiva sono stai numerosi studi comparati rai quali due
condotti in Francia e in Canada e pubblicati sull’autorevole rivista
scientifica The Lancet. Secondo i test, le portatrici di protesi in gel
di silicone non contraggono il cancro al seno più delle altre,
anzi, sarebbero protette da una maggiore sensibilità alla
salute del proprio seno accorgendosi subito se qualcosa non va, per via
dell’abitudine di controllarlo attraverso l’autopalpazione. Del resto a
riprova della loro sicurezza, basti pensare che da oltre trent’anni le
protesi in gel di silicone sono usate agli Istituti dei Tumori di tutto
il mondo per gli interventi di mastoplastica ricostruttiva in pazienti
che hanno subìto l’asportazione della mammella.
Il
problema dell’incapsulamento Allarmismi a parte, qual è la
complicazione più frequente? <E’ il cosiddetto incapsulamento,
reazione che interessa le protesi di qualsiasi materiale e che dipende
dalle risposte soggettive dell’organismo. Intorno alle protesi, in
questi casi, si forma una specie di capsula fibrosa, che non è
una crisi di rigetto o un’allergia ma un modo per mettere in gabbia un
corpo estraneo. Riconoscere la formazione di un’eventuale capsula
è facile. L donna stessa si accorge che il seno diventa duro e
avverte una certa tensione che a volte può sconfinare nel
dolore. Anche l’aspetto del seno si modifica dal momento che la
capsula, schiacciando la protesi, forma nella parte più alta un
antiestetico gradino.
Quando
è necessario un secondo intervento <In alcuni casi si rende
necessario rompere chirurgicamente la capsula fibrosa, rimuovere la
protesi e sostituirla con una nuova. Con l'introduzione delle nuove
protesi testurizzate, che hanno una superficie granulosa e irregolare,
il rischio di incapsulamento è sceso però dal 20 al 5-10%
a seconda delle casistiche. Ed è destinato a scendere
ulteriormente con l’adozione delle nuovissime protesi, ricoperte da una
specie di “vellutino” di poliuretano, che recentemente hanno sorpassato
tutti i test di qualità previsti dalla Cee>.
Le
protesi non scoppiano mai. Quanti luoghi comuni aleggiano intorno a un
seno rifatto? Tanti, tantissimi. Il primo duro a morire è che le
protesi in aereo possano scoppiare. <Ridicolo> risponde secco il
dott. Fasulo. <Questa fandonia che terrorizza ancora le donne risale
alle prime protesi degli anni 60, costituite da una camera d’aria
soggetta alle brusche variazioni di pressione. Volando ad alta quota,
in rari casi, si poteva quindi registrare un improvviso sgonfiamento.
Nient’altro. “Lo scoppio” è un’invenzione. Con le protesi
attuali questo è impossibile in qualsiasi condizione anche cento
metri sott’acqua>.
Si
riconosce un seno rifatto? <Altra diceria è che un seno
rifatto si riconosca sempre. In effetti le protesi della vecchia
generazione tradivano spesso la mano del chirurgo attraverso una specie
di gradino che si creava a livello dell’attaccatura del seno. Oggi,
però, se l’intervento è fatto a regola d’arte, i
risultati sono naturali, e addirittura esistono delle protesi
anatomiche che seguono il profilo “a goccia “ del seno. Talora il
sospetto di un seno rifatto è dato dal fatto che sia bello
turgido, perfetto. Forse anche troppo>.
L’età
giusta. <Il buon senso consiglia di aspettare che la “tempesta
ormonale” dell’adolescenza sia passata prima di modificare il corso di
uno sviluppo non ancora completato>.
Il
costo <Attenzione a chi promette di rifare il seno a quattro-cinque
milioni. Spesso l’equivoco nasce dal fatto che il chirurgo dichiara
soltanto la propria parcella dimenticando le spese relative a tutte le
altre voci: sala operatoria, degenza, protesi e anestesia. A questo
riguardo è talora possibile evitare l’anestesia generale
tradizionale ed essere operati in “sedazione” senza essere intubati e
senza sentire nulla, con una ripresa quasi immediata. Il prezzo tutto
compreso spesso supera i dieci milioni con punte di dodici-quindici a
seconda del caso e della fama del chirurgo prescelto>.
Corriere della Sera: Chirurgia estetica: vince il
modello terza misura
Intervista al dott. Fabio Claudio Fasulo(*)
dell'Istituto Medico Quadronno, il Salotto Medico di Milano.
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